Concime per la Mente

Il Blog di Roberto Pellegrino
"Aspettate un attimo, non so ancora che cosa ho in mente"
Il lungo addio di Raymond Chandler
lunedì, 06 luglio 2009

"È una cosa curiosa la morte di una persona cara… È come salire le scale al buio per andare in camera da letto e credere che ci sia ancora uno scalino. Il tuo piede cade nel vuoto e… c'è un nauseante momento di tetra sorpresa."

Lemony Sneakets - Una serie di sfortunati eventi
postato da FastPilgrim alle ore 18:40 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:

venerdì, 26 giugno 2009

Adesso che è finita, si può dire: l’ultima volta, quando è apparso in pubblico per quello che sarebbe diventato il suo addio, Michael Jackson non era già più lui. Londra, O2 Arena, 5 marzo scorso: il Re del Pop annuncia il suo grande ritorno, dieci, venti, cinquanta concerti per dimostrare di essere ancora il più grande. Biglietti subito esauriti, un milione e mezzo di richieste, fans in adorazione. Ma il viso non è più suo, neanche lontanamente, le mani sono immobili, la voce squittisce, farfuglia. Michael Jackson se ne è andato ieri a cinquant’anni e poco più (era nato a Gary, nell’Indiana, il 29 agosto del 1958) dopo che i medici lo avevano prelevato di corsa nella sua villa di Holmby Hills e trasportato in ospedale a Los Angeles dopo aver tentato un massaggio cardiaco. “La situazione non è affatto buonaâ€, aveva detto suo padre poco dopo. No, non era buona. I fans subito arrivati fuori dall’ospedale sono rimasti zitti, a testa bassa. E così se ne è andato il cantante più misterioso del pop, il Fregoli che in quarantacinque anni (aveva debuttato a cinque anni a una recita scolastica) si era trasformato tante volte, lentamente oppure d’un botto, cambiando sempre volto senza che nessuno capisse mai davvero chi fosse. Senz’altro un interprete di altissimo livello che ha venduto 750 milioni di dischi, più di Elvis, più dei Beatles, più di chiunque altro. Un buon ballerino, visto che il suo moonwalk (lanciato mentre cantava Billie Jean il 16 maggio dell’83 al concerto per i 25 anni della Motown) ha fatto epoca. Ma anche un caso psichiatrico sul quale si è discusso e si discuterà chissà per quanto tempo a venire.
Michael Jackson è morto ieri a mezzanotte ora italiana, ma non c’era già più da chissà quanto tempo. Certo, molto dipende da quell’uomo dimesso e all’apparenza insignificante che ieri lo ha accompagnato per l’ultimo viaggio: Joseph, suo padre, neanche ottant’anni. Musicista di nessun rilievo, era ossessionato dal successo e con la moglie Katherine non ha fatto altro che allevare gioiose macchine da successo: tutti i suoi figli, da Jermaine a Tito.
Michael entra come percussionista nei Jackson Brothers che c’è ancora Kennedy alla Casa Bianca. Suona ovunque, senza sosta, come un burattino. Poi nel 1966 i figli dell’ossessionato Joseph diventano Jackson 5, firmano per la Motown e in quattro e quattr’otto sfondano in classifica perché la loro miscela di soul e pop e appena un po’ di rhythm’n’blues, musicalmente non granché, ha un’incredibile presa sul pubblico. Un fenomeno da baraccone o poco più, una band di bambini e ragazzini (Michael ha dieci anni quando i primi quattro singoli entrano nella Top 100) roba che oggi si urlerebbe alla violazione dei diritti dei minori.
Lì Michael Jackson ha iniziato a morire. Compresso in una macchina che lentamente gli sfugge di mano, si ritrova a vent’anni con l’esperienza di un cinquantenne: ha già avuto successo con i fratelli (e poi ha litigato). Ha già avuto successo da solista (iniziando con Got to be there del 1972, a 14 anni!). Ha già avuto tutto. Gli manca solo essere il numero uno. No, gli manca realizzare il sogno di suo padre, quella ossessione che gli ha tolto l’infanzia, l’adolescenza e, da ieri, anche la vita. Ottiene il primato con l’album Thriller del 1982: oltre cento milioni di copie vendute, canzoni incredibili come Billie Jean o Beat it, immagine vincente, massaggi positivi: ecco il bravo ragazzo di talento che ce l’ha fatta. Negli anni Ottanta è il più grande e se ne accorge persino Ronald Reagan quando lo riceve alla Casa Bianca e si ritrova davanti al portone una folla inimmaginabile. Nessuno di quei ragazzi sulla Pennsylvania Avenue di Washington allora poteva intuire che Michael Jackson stava già sbiancandosi il volto, inseguendo quella cupa ossessione di voler perdere colore, di volersi annullare, di provare a cambiarsi per cambiar vita.
Dopo Thriller le sue fobie dilagano. Si diceva vivesse in una camera iperbarica, che si sentisse pedinato dai batteri, dai virus, dalle malattie. Da quel momento ci sono due parabole. La sua personale, tragica. E quella dei suoi fan, commoventi. Nel 1988 le due parabole iniziano ad affiancarsi nel Neverland, il ranch da 11 chilometri quadrati vicino a Santa Barbara in California nel quale è andato in scena il suo dramma. Lì avrebbe portato i ragazzini sui quali, pagati o convinti o ricattati, provare a dilettare il suo infantilismo castrato, esprimere una sessualità incompleta, lasciare che sgorgasse un po’ di quel disperato bisogno d’amore che si era rannicchiato in fondo al suo animo sin da bambino. Secondo l’accusa, un mostro, un pedofilo. Secondo l’opinione pubblica, pure. Per la sentenza finale (il processo durò tre anni), un pover’uomo innocente con tanti altri problemi tranne quello di andare in galera. Un pover’uomo sul lastrico o quasi. Aveva persino comprato i diritti delle canzoni dei Beatles, roba da cinquanta milioni di dollari vent’anni fa. Poi qualche flop, tour mastodontici e poco fruttuosi, spese folli, acquisti farneticanti. Ci sono ancora eserciti di creditori che aspettano denari nonostante Michael Jackson abbia venduto tutto quello che aveva e i suoi dischi continuino a fruttare milioni ogni anno. Ma lui non se ne accorgeva più. Gia quando mostrò i suoi figli piccoli sporgendoli fuori dal balcone di un hotel di Berlino nel 2002, non era più lui. Un Peter Pan volato via, uno strepitoso showman, un incredibile caso umano. Ora che una crisi cardiaca l’ha stroncato quand’era già morto da un pezzo, si srotoleranno i discorsi e le parole correranno più veloci della retorica. Invece lasciamolo stare. Adesso Michael Jackson, il più grande mistero del pop, è dove voleva essere da un bel pezzo: nel silenzio. Da solo.

postato da FastPilgrim alle ore 18:53 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:

sabato, 13 giugno 2009

E ' stato un inverno rigido qui, lento e faticoso come una convalescenza. L’ultima nevicata mi ha colto alla sprovvista, un mattino di qualche settimana fa. Sdraiato sul letto, le persiane ancora chiuse, ho pensato: “Ecco sta nevicando“. Si capiva dai rumori, dalla loro inusuale assenza. Sono uscito di casa presto, per ripulire la rampa dei garage. Il mio vicino Roberto mi aveva preceduto. "Buongiorno come stai?" Gli ho domandato. “Insomma…â€. Non ci ho fatto caso, erano solo convenevoli. I fiocchi di neve asciutti restavano incollati alle maniche del giaccone. Osservandoli da vicino, potevi studiare le simmetrie dei cristalli, tutte simili e ognuna differente. “Il lavoro?†Roberto ha conficcato la pala più a fondo, spingendola con il tallone. Ha alzato le spalle e distolto lo sguardo, mentre io realizzavo di essere stato …incauto. Più volte nell’ultimo mese avevo sentito la sua voce in casa, anche al mattino. Ma Roberto fa il rappresentante, non ha orari fissi, capita che esca in pieno giorno, il maglione con la zip tirata su fino al mento, la valigetta priva di tracolla, la serratura della Station Wagon attivabile a distanza. E rientra quando io ho già finito di cenare. “Ma quindi sei…sei…†mi sono interrotto, perché la fine della frase suonava stonata, come una sgrammaticatura. “Sì “. Roberto ha rovesciato un altro mucchio di neve e quello si è disfatto, al suolo, come farina. Abbiamo continuato a spalare in silenzio, rivolgendoci le spalle.
Poi lui si è lasciato andare: “L’abbiamo chiamata così forte che alla fine è arrivataâ€. Ha detto. “Sai, non ci pensi davvero, finché non ti succede. E un giorno ti ritrovi a girare per casa senza nulla da combinare, come in un intralcio. Questa settimana ho sostituito tutte le piastrelle scheggiate della cucina, le romperei di nuovo pur di avere qualcosa da aggiustare. Da fuori non si può capire. E' come essere …malatiâ€.
Quindi mi sono allontanato con l’automobile. Roberto stava ancora spalando per rendere agibile una rampa che quel giorno non doveva condurlo in alcun luogo.
Insomma, la crisi ci ha raggiunto fino a qui, fino al nostro impersonale condominio con i balconi che affacciano ad ovest, ai margini della zona industriale, come un onda provocata da una esplosione lontana che ha attraversato l’oceano, si è è schiantata sulle montagne, sollevandosi in un muro, per poi rovesciarsi e sommergere tutto, ritirandosi ci lascerà spogliati...e fragili
Mesi fa guardavo alla tv, degli impiegati. Con le cravatte allentate, lasciare i grattacieli in cui lavoravano: reggevano in braccio degli scatoloni, ma accadeva in un altro continente. Qui di grattacieli non ce ne sono.
Non ci pensi davvero, fin che non ti succede.
Per me crisi non era che una parola ripetuta sui giornali, alla televisione, ora l’avverto tutta intorno: una vibrazione invisibile che scuote ogni oggetto nelle mie mani.
Ho rivisto Roberto sotto i portici, al centro, qualche giorno fa. Guardava la vetrina di un negozio di abbigliamento intimo: un manichino di donna, testa, braccia e gambe mutilate, ruotava intorno al proprio asse con indosso un completo di cotone bianco punteggiato di minuscoli fiori.
Stavo per chiamarlo, ma poi ho notato come abbassava lo sguardo, imbarazzato al sopraggiungere di altri passanti. Ha scosso la testa come a dire "no, no, non posso" e si è allontanato in direzione della piazza. Dopo qualche passo si è arrestato, di colpo, è tornato indietro di nuovo a fissare la vetrina. Io ho pensato: "Entra, su dai entra a comprarlo". Perché in quel momento mi è sembrato importante che lo facesse, indispensabile addirittura, per lui e per me. E mi è sembrato insensato e ridicolo che un uomo di 48 anni non potesse permettersi un regalo così per la donna che ama, in un paese in cui gli alberi sono piantati a distanza regolare ai margini delle strade, e i cellulari ricevono il segnale dentro le gallerie e sotto terra.
Roberto ha scrollato le spalle, nervoso ed esitante. Poi è entrato nel negozio.
Stasera, dal letto, sento la televisione accesa nel soggiorno del mio vicino, i bassi resistono allo spessore dei muri e ogni tanto distinguo gli applausi come scoppiettii scintillanti. Immagino Roberto, sul divano, che abbraccia la moglie, insinua una mano sotto la sua maglietta e al tatto riconosce il completo nuovo che le ha regalato. Si sorridono, complici, ma non possono dire nulla, perché i bambini sono ancora svegli, vogliono guardare Sanremo. Roberto non si sente malato, adesso, il presente è spostato più in la, di qualche ora. L’inverno si ferma fuori dalla finestra e la neve già inizia a sciogliersi.
postato da FastPilgrim alle ore 02:42 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: considerazioni sulla realtà

giovedì, 21 maggio 2009

«Le donne sono come gli elefanti: mi piace guardarli, ma non ne vorrei mai uno tutto mio.»

W.C. Fields
postato da FastPilgrim alle ore 13:37 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria:

giovedì, 21 maggio 2009

bisogna

«Bisogna sempre raccontare e scrivere in modo da rendere accessibile la cosa a tutti, cioè di fare uno sforzo di umiltà che spesso i giornalisti non fanno. Sforzo di umiltà vuol dire rendere comprensibile il tutto, cioè dare tutti gli elementi che possano concorrere per formare un giudizio nei lettori. Ma noi abbiamo una finalità esclusivamente informativa, non formativa. La formazione spetta ad altri.»

Ferruccio De Bortoli
postato da FastPilgrim alle ore 13:10 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:

venerdì, 01 maggio 2009

"Voi siete belle, ma siete vuote. Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho annaffiata. Perché è lei che ho messo sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perchè è la mia rosa."



Il Piccolo Principe, Saint-Exupéry
postato da FastPilgrim alle ore 18:29 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:

venerdì, 01 maggio 2009

Vasco Rossi: «Offro 100mila europer gli orfani delle vittime sul lavoro»

Corriere della Sera.it
ROMA - «Sono grato al primo maggio perché mi offre la possibilità di restituire un po' di quello che ho avuto, non viviamo un buon periodo e quindi per me questo è il momento della solidarietà». Vasco Rossi è la star del concerto di piazza San Giovanni: venerdì suonerà per 50 minuti, ma nello stesso tempo è il testimonial della campagna della raccolta di fondi destinati a borse di Leggi ancora...
postato da FastPilgrim alle ore 17:38 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:

sabato, 25 aprile 2009

 artmemorialfamilyphoto.jpg In Georgia, Stati Uniti, Jaheem Herrera, un bambino di 11 anni, si è ucciso impiccandosi alla cinghia dei calzoni perchè non sopportava più di essere tormentato a scuola dai bulli che continuavano a dargli del “gay” e del “faggot”, del frocio, tutti i giorni, senza neppure capire realmente che cosa significasse, ma soltanto perchè sentivano usare dagli adulti quelle parole come un’ etichetta obbrobriosa e quindi la ripetevano. Prima di condannare i suoi torturatori coetanei, stupidamente crudeli come sanno essere i ragazzini e le ragazzine che fanno branco contro i più sensibili e intelligenti (Jaheem era bravissimo a scuola), pensiamo a quegli adulti che hanno insegnato ai loro figli che “gay” è un insulto sanguinoso. Loro, non gli stupidi bulletti undicenni della prima media, lo hanno ucciso.
postato da FastPilgrim alle ore 01:02 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:

giovedì, 23 aprile 2009


I



Siamo partiti per motivi di salute.

La famiglia sta abbastanza bene, grazie.

Anche il gatto, credo, ma è un tipo silenzioso.



Siamo partiti con delle belle scarpe.

Per fare bella figura all’estero, Lei mi capirà.

Le abbiamo ancora addosso, sono resistenti.



Siamo partiti perché non avevamo paura.

E se dopo ne abbiamo avuta sono fatti nostri.

Non ci compianga, La prego, non ci aiuti.



Siamo partiti per motivi di salute.

La famiglia sta abbastanza bene, grazie.

Anche il gatto, credo, ma è un tipo silenzioso.



II



Chi parte è fortunato perché ha due compleanni

e parla almeno due lingue, una per compleanno,


quelle lingue straniere, Lei lo sa,

che i nostri ragazzi faticano tanto a imparare.



III



Allora partiremo di nuovo per motivi di salute,


con il gatto in spalla e la casa in tasca,

per avere ancora più compleanni


e raccogliere foglie di piante mai viste prima,


neanche su google.



Partiremo di nuovo e di nuovo non avremo paura


e se ne avremo ce la terremo per noi


e sentiremo la nostra bocca parlare


ancora più strano.


postato da FastPilgrim alle ore 02:53 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:

martedì, 21 aprile 2009

Quando si è spenta la luce, allora ho capito che per me era davvero finito tutto. Ho respirato come mai in trent'anni avevo fatto, mi sono accovacciato, poggiando la schiena  dolente sulla parete fredda e pungente. E sono rimasto lì per un quarto d'ora, ascoltando il rumore lontano di un treno che correva nella notte. Un treno, lontano, lo sferragliare, l'eco di un suono che si mescola al respiro della notte.
postato da FastPilgrim alle ore 00:30 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:

Chi sono

Utente: FastPilgrim
Nome: Roberto Pellegrino
Qualcuno ha detto che la gente scrive perché non ha abbastanza carattere per non scrivere. Poi Truman Capote: "Gli scrittori dovrebbero sforzarsi di scrivere il meno possibile, quasi niente". E l'abate francese del Seicento, J.A. Dinouart: "Scrivere e parlare sono movimenti scomposti del corpo da restituire al sacro paradigma del silenzio". Ecco, io non ho abbastanza carattere per non scrivere e ho un controllo difettoso del corpo. E poi ci sono cose difficili da spiegare a voce, va a finire che le scrivo. Blog Directory Blog Directory Locations of visitors to this page

 
ENCICLOPEDIA
cerca:  
   
 
ENCICLOPEDIA
cerca:  
   
Free Tibet


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Commenti recenti

francyna in «Le donne sono come...

Partecipano

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte